
Secondo i dati dell’ultimo rapporto annuale del KPMG, nel nostro Paese il consumo di sigarette illegali è cresciuto del 20% nell’ultimo anno, raggiungendo i 4,42 miliardi di bionde e il 5,6% del mercato, con un danno per lo Stato di circa 770 milioni di euro di mancati introiti fiscali.
I prodotti di contrabbando in Italia provengono principalmente da due fonti: il 47,7% è di provenienza Duty Free, il resto proviene dall’Europa orientale. Nell’ultimo anno, il mercato illecito di sigarette si è concentrato principalmente in sei città: Napoli e dintorni, Milano, Palermo, Trieste e Bari, che insieme rappresentano circa il 70% del totale.
I dati EPS, “Empty Pack Survey”, confermano che Palermo rappresenta il varco dalla Tunisia per l’ingresso in Italia delle bionde di contrabbando: i carichi giungono prevalentemente attraverso le navi passeggeri e i venditori sono per lo più di nazionalità italiana, legati a vario titolo alla criminalità organizzata locale. Lo smercio avviene sia nelle ore diurne che serali, soprattutto attraverso bancarelle nei mercati rionali e nei quartieri più popolari.
Secondo un’indagine condotta dall’Istituto di Ricerca SWG, commissionata da British American Tobacco Italia, sulla reale percezione che gli italiani hanno del fenomeno contrabbando, a Palermo, l’opinione pubblica sembra la meno informata sulla filiera produttiva del tabacco e la più propensa a ritenere il contrabbando quasi un inguaribile “fenomeno di costume” (75%).



