Teatro Biondo, l’addio di Roberto Alajmo: “Le cose belle finiscono e ne cominciano altre”

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“Le cose belle finiscono e ne cominciano altre”. Lo scrive stamane su Facebook, il giornalista e scrittore Roberto Alajmo, annunciando che dopo cinque anni non sarà più il direttore del Teatro Biondo. Scelto a suo tempo da Leoluca Orlando, era pronto a proseguire la sua avventura, ma, dopo aver capito che gli equilibri si stavano spostando altrove, calato il sipario sul suo ultimo spettacolo, “Chi vive giace”, ha preso la parola.

“In questi giorni – ha detto Roberto Alajmo – ho capito che non sarò più io il direttore del Biondo”. Ora si attende la nomina. Sulla sua pagina internet, Alajmo sembra far capire che se lo aspettava da un po’: “Per una serie di motivi troppo lunghi da spiegare qui, mi piacerebbe che tutte le persone che mi vogliono bene vedessero questo spettacolo”. E, poi, “quindici righe che dovrebbero contribuire a renderne l’idea”.

L’idea del suo spettacolo: c’era nei primi anni della fotografia, un’usanza macabra, legata al culto dei morti. Subito dopo il trapasso il cadavere veniva messo in posa e fotografato, spesso assieme ai suoi familiari. A vederle oggi queste immagini virate seppia “risultano spiazzanti, comiche o raccapriccianti, a seconda dell’occhio di chi guarda.

Spiazzante e comica (raccapricciante speriamo di no) vorrebbe essere questa black comedy in cui vivi e morti si mescolano, interagendo fra loro in una maniera che in Sicilia conosciamo bene visto che, come nella Macondo di Garcia Marquez, i nostri antenati hanno una spiccata propensione alla persistenza”.

Il fatto di cronaca originario è un pretesto per esplorare una lingua teatrale ispirata al siciliano ma che dal dialetto mutua più lo scardinamento sintattico che la vulgata lessicale: i personaggi parlano una lingua che è inventata, tutt’altro che naturalistica, diversa sia da Martoglio sia da Scaldati. Ma c’è poi, avverte Alajmo, un’altra finalità, tutta morale, che riguarda i temi del rancore e del perdono, “esplorati con un arsenale di ragionamenti che a tratti può sembrare pirandelliano. Anche qui c’entra molto quest’isola dove secondo la convinzione comune “chi nasce tondo non può morire quadrato”. Non è così: il destino può deragliare in qualsiasi momento, se siamo abbastanza in gamba da volerlo”. (AGI)