Teatro: debutta la black comedy “Chi vive giace” di Roberto Alajmo

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ph © rosellina garbo 2019

Debutterà venerdì 18 gennaio al Teatro Biondo di Palermo, in prima nazionale, “Chi vive giace” un testo inedito di Roberto Alajmo. Si tratta di una black comedy incentrata su un fortuito incidente automobilistico, che innesca una querelle familiare tipicamente siciliana, dai toni surreali e dall’esito imprevedibile.

Una giovane perde la vita a causa della guida distratta di un ventenne. Non è colpa di nessuno, se non del caso, ma il marito della donna non se ne fa una ragione e non sa se perdonare o se vendicarsi, come le tante voci del quartiere popolare in cui vive gli suggeriscono. Dall’altra parte, il padre del ragazzo non sa come comportarsi, ossia se assolvere in pieno il giovane col pretesto della fatalità o spingerlo a porgere le proprie scuse al vedovo.

A questo punto, in un contesto surreale si decide di interrogare i fantasmi. Ecco che allora la vittima e la defunta madre del ragazzo dispensano consigli, ammoniscono, ragionano e determinano le sorti di questo dramma dei vivi e dei morti, nel quale l’humour nero ha la funzione catartica di governare l’ordine delle cose, invertendo il senso del vecchio adagio: chi muore giace, chi vive si dà pace.

La messa in scena è di Armando Pugliese, gli interpreti sono: David Coco, Roberta Caronia, Roberto Nobile, Stefania Blandeburgo e Claudio Zappalà. Le scene sono di Andrea Taddei, i costumi di Dora Argento, le musiche originali di Nicola Piovani e le luci di Gaetano La Mela. Si replicherà a Palermo fino al 27 gennaio e successivamente lo spettacolo si sposterà al Mercadante di Napoli (dal 29 gennaio al 3 febbraio) e poi al Comunale di Siracusa (22 e 23 febbraio).

“Il fatto di cronaca originario – ha spiegato Roberto Alajmo – è un pretesto per esplorare una lingua teatrale ispirata al siciliano, ma che dal dialetto mutua più lo scardinamento sintattico che la vulgata lessicale: i personaggi parlano una lingua che è inventata, tutt’altro che naturalistica, diversa sia da Martoglio sia da Scaldati. Ma c’è poi un’altra finalità, tutta morale, che riguarda i temi del rancore e del perdono, esplorati con un arsenale di ragionamenti che a tratti può sembrare pirandelliano”.