Teresa Piccione (pd): “Tornare alle radici fondative del partito”

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“Noi dall’inizio abbiamo cercato di fare un percorso ordinato. Abbiamo anche lavorato affinché ci fosse una sola candidatura alla segreteria regionale del Pd siciliano, nella quale poter riconoscerci tutti, ma così non è stato, per via della candidatura di Davide Faraone”. Lo ha detto Teresa Piccione, 63 anni, che sfiderà, per tale carica, alle primarie, proprio l’ex sottosegretario all’Istruzione del governo Renzi.

“Abbiamo, incomprensibilmente, saltato la parte relativa alle votazioni nei circoli. Trovo inspiegabile non aver effettuato questo passaggio e che sul segretario regionale parleranno solo le primarie aperte, che io considero una festa della democrazia. Ma, sarebbe stato di buon senso dare spazio prima gli iscritti, per dibattere sui programmi e sulle figure dei candidati” ha aggiunto Piccione. Sull’incontro organizzato a Roma, per tentare una via comune, ha dichiarato: “era stata proposta una piattaforma di accordo, per mantenere le primarie al 16 dicembre, però riaprendo le candidature per i provinciali, ma Faraone ha chiesto che ciò venisse accompagnato da un tesseramento aperto fino all’ultimo momento. Ma questo non è previsto in nessun regolamento, per cui la richiesta non è stata accolta. Fino ad oggi, da Faraone non ho più avuto risposta e adesso attendo che si esprimano gli organi di garanzia”.

Sul perché gli elettori dovrebbero preferirla a Faraone, Teresa Piccione ha così motivato: “si tratta di due modelli di partito e di due visioni differenti. Io sostengo che bisogna andare ‘dentro il Pd’ e non ‘oltre il Pd’. Tornare alle radici fondative, alla condivisione, all’ascolto, all’apertura all’associazionismo e alla società civile, agli amministratori locali, ai sindacati e riprendere a confrontarci con questo mondo, che negli ultimi anni noi abbiamo allontanato. Invece quello di Faraone è il partito, come lo ha definito lui stesso, ‘contenitore di tutte le forze di opposizione a Lega e M5s’, quindi un’accozzaglia. Il Pd per me è una comunità in cui si condividono idee, ideali, valori e quindi azioni conseguenti, strategie e obiettivi da decidere insieme e di cui poi farsi interprete e conseguentemente promotore il segretario. Quindi sono due visioni totalmente diverse”.

Piccione non reputa che questo dualismo possa far allontanare altri elettori e spiega: “semmai gli elettori sceglieranno un modello. Nel corso del congresso ci si confronta sempre. Il problema è quale modello emergerà. Per me è importante che si ritorni alle origini. Non credo ad un salto nel buio; invece ritengo sia possibile fare alleanze, ma sempre nel rispetto della propria identità. Quindi ripeto: voltare pagina rispetto ad alcuni atteggiamenti del passato ed effettuare un riesame degli errori fatti. Noi siamo un partito riformista, non siamo perfetti, abbiamo fatto degli sbagli, come ad esempio nella ‘buona scuola’ – ha asserito ancora Piccione, forse con un larvato riferimento al precedente incarico del suo antagonista Faraone – ed è bene correggerli, altrimenti, se pensassimo che tutto ciò che abbiamo fatto va bene, saremmo un partito conservatore. Dunque è indispensabile ricostruire una comunità di intenti che si è perduta”.

A sostenere la candidatura di Teresa Piccione alla segreteria regionale siciliana del Pd, è arrivato a Palermo anche l’ex ministro ai Beni Culturali, Dario Franceschini, che supporta Nicola Zingaretti alla segreteria nazionale del partito.