Test concorsi TFA per insegnanti di sostegno: caos in Sicilia nella prima selezione

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Le Università di Catania, Enna e Messina sono nella bufera dopo il contestato e discutibile svolgimento delle prove preselettive, svoltesi il 15 e 16 aprile scorso, per poter accedere ai corsi TFA, ossia tirocinio formativo attivo, come insegnanti di sostegno per la scuola secondaria di primo e secondo grado.

Alcuni candidati hanno raccontato di situazioni paradossali e sicuramente illecite, avendo visto colleghi che si sono avvalsi dei suggerimenti di internet, collegandosi tramite smartwatch o cellulari sfuggiti alla consegna di tutti gli apparecchi elettronici, richiesta prima di entrare nelle aule. Addirittura c’è stato anche chi è riuscito a scattare delle fotografie all’elaborato, ragion per cui è ovvio, che avesse tenuto con sé il telefonino.

Inoltre, appare quantomeno strano che, nonostante i test fossero a risposta chiusa, sia stata concessa l’opportunità di modificare con dei segni, dopo eventuali ripensamenti, le risposte ritenute errate. Questo ha dato adito a sospetti circa la possibilità di “correzioni” postume per favorire questo o quel concorrente.

Altra nota dolente: gli argomenti delle domande, in parecchi casi non in linea con quanto studiato e contenuto nei libri di riferimento. Ma sono stati segnalati anche pesanti ritardi nelle procedure di identificazione dei candidati e nei controlli di borse e zaini, che hanno fatto slittare l’inizio della prova, con evidenti disagi per i tanti partecipanti arrivati da ogni angolo dell’Isola. Carente anche la vigilanza, durante il test, in alcuni casi con solo un paio di supervisori su trecento aspiranti corsisti.

Come se non bastasse, gli atenei hanno richiesto a monte una somma di circa 180 euro per poter partecipare alla prima selezione. Alla fine coloro che, dopo un successivo compito scritto e un esame orale, saranno giudicati idonei, per potersi iscrivere ai corsi, dovranno corrispondere 3.700 euro, una somma non certo alla portata di malpagati docenti precari. Già questo esborso si rivela una discriminante, poiché ci potrebbero essere insegnanti con notevoli capacità e potenzialità nella preparazione degli studenti meno fortunati, ma non in grado di sostenere una tale spesa.

A Messina hanno partecipato 2.200 candidati, ma soltanto 208 potranno accedere al livello successivo, fino ad una ulteriore scrematura che porterà a 104 il numero di coloro che avranno la facoltà di iscriversi al corso TFA. Stessi numeri anche per l’ateneo di Catania. Ben 4.000 i concorrenti di Enna, per 100 posti in palio. Intanto all’Università di Palermo, dove si sono svolti i test TFA per la scuola dell’infanzia e primaria, i compiti sono stati corretti molto celermente e le graduatorie subito rese pubbliche. Perché tanto ritardo altrove?

Come si legge sul sito “OrizzonteScuola.it” situazioni molto simili si sono registrate anche in Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Calabria e Campania. E anzi, viene specificato che: “aspiranti docenti e docenti precari hanno denunciato una disorganizzazione ai limiti della farsa. Domande non previste dall’allegato C del DM del 30/9/11, generiche o troppo nozionistiche, prove non pervenute in alcune città (la prova era nazionale in una unica data per ogni ordine di scuola), test annullati per motivi di ordine organizzativo, regolamenti applicati in modo diverso nelle varie università, codici a barre assegnati invece che sorteggiati, prove svolte in gruppo a fronte di un insufficiente numero di commissari addetti al controllo delle operazioni”.

“A guadagnarci sono le università, – si denuncia dal sito che si occupa dei problemi del mondo della scuola – dato che il test era a pagamento, fino a 200 euro per candidato, come il corso stesso, che avrà costi tra i 3.000 e i 4.000 euro e quelle organizzazioni sindacali – continua la nota – e quei ricorsifici che hanno costruito le proprie fortune sulla cattiva gestione del MIUR”.

“Il numero di posti messi a bando – prosegue OrizzonteScuola.it – è inoltre insufficiente perché di gran lunga al di sotto delle cattedre in deroga concesse ogni anno e dunque al reale fabbisogno di docenti di sostegno. Al termine del corso si specializzeranno infatti poco meno di 15mila docenti che potranno partecipare al concorso, ma non saranno abilitati all’insegnamento, assurda anomalia prodotta dalle altrettanto assurde politiche di assunzione del MIUR” conclude “OrizzonteScuola.it”.

E dunque, per la maggior parte di questi docenti, giovani e non, disposti a sottoporsi all’ennesima valutazione che svilisce la loro professionalità, investendo anche del denaro, pur di ottenere l’agognata cattedra, si tratterà dell’ennesima delusione. E purtroppo, come diceva anche il grande Eduardo De Filippo: “gli esami non finiscono mai”, però che almeno siano conformi alla legge e trasparenti.