Il tram in via Libertà lo avrà ideato un tecnico giapponese

0
336
tram a palermo

Il tram in via Libertà lo avrà pensato un giapponese. Non può essere diversamente. L’annuncio che sette nuove linee rimoduleranno la mobilità urbana con un pesante impatto sulla via più celebre del centro cittadino lascia di stucco.

Emerge ancora una volta la sensazione che dietro il progetto che vedrà realizzate nuove linee di tram in centro a Palermo ci sia, da parte del sindaco Leoluca Orlando e della sua giunta, più una visione ideologica della mobilità urbana che uno studio accurato e un confronto con la città.

Dall’annuncio dell’amministrazione si intuisce che la prima linea che sarà realizzata congiungerà lo stadio “Renzo Barbera” con la stazione centrale.  I convogli dovrebbero transitare per via Roma, che sarà completamente svuotata dalle auto, poi all’altezza di piazza Sturzo i percorsi di andata e ritorno si dovrebbero dividere: uno su via Libertà, l’altro su via Marchese di Villabianca e Marchese di Roccaforte. Altre linee dovrebbero prevedere il passaggio del tram dalla parte bassa di via Notarbartolo, da corso Calatafimi, da corso Tukory e persino da Mondello.

Questo progetto, che appare davvero pensato più da un tecnico nipponico o svizzero, piuttosto che da qualcuno che conosce e vive la realtà di Palermo con le sue peculiarità urbanistiche e architettoniche, modifica per sempre morfologia e contesti storici di alcune tra le vie  belle e antiche della città. Ma non solo. Come se l’esperienza non avesse insegnato nulla, si ripropone la stessa ricetta che ha moltiplicato traffico veicolare e disagi ai cittadini delle zone già servite dal tram.

Chiedete ai residenti, ai commercianti o anche agli automobilisti che transito da corso dei Mille o zone limitrofe se la presenza del tram ha migliorato o peggiorato la vivibilità e il traffico. Chiedete a chi abita nella parte alta di via Notarbartolo che cosa ne pensa della linea tranviaria che ha divorato alberi e ampie porzioni di carreggiate e marciapiedi. Non chiedetelo agli automobilisti che transitano da lì perché, inferociti dal traffico paralizzato ad ogni ora del giorno, potrebbero aggredirvi in preda ad un raptus.

L’idea stessa di apportare modifiche strutturali che deturperebbero in modo irreversibile un’asse storico come via Libertà appare senza senso. Dopo la demolizione delle ville Liberty per far posto ai palazzoni anni ’60/70, il tram è il colpo di grazia.

E non abbiamo ancora considerato i costi. Per le prime tre linee esiste già un finanziamento del Patto per il Sud da 200 milioni di euro. Per completare il quadro mancano ben 400 milioni che il Comune spera di poter attingere da un bando statale. Non parliamo di noccioline, ma di milioni di euro, mentre i dati economici dell’Amat sulle linee già attive riferiscono  di una perdita tonda tonda di 10 milioni.

Infine la notazione sui lavori e il traffico a Palermo. Da anni ormai la città è strozzata dai cantieri per la chiusura dell’anello ferroviario che hanno condizionato sia la già pessima viabilità, sia le attività commerciali dei malcapitati titolari di imprese che ricadono nelle aree interessate dai lavori. Aprire nuovi cantieri nelle strade a più alto scorrimento di veicoli provocherebbe una totale paralisi della circolazione urbana con danni incalcolabili per l’economia cittadina, oltre che per il sistema nervoso dei cittadini.

Palermo ha bisogno di mobilità elettrica su gomma, di parcheggi, magari di una metropolitana vera, non di progetti ideologici svincolati dalla realtà. Orlando abbia un barlume di resipiscenza, ringrazi e dica addio ai tecnici giapponesi o svizzeri che gli hanno dato l’idea e si confronti con chi vive davvero la città.