Trapani, pedofilia: botte e ricatto a presunto “orco”, tre condannati

I fatti sono accaduti nel gennaio 2013 e il procedimento è scaturito dalle denunce dell'uomo, che all'epoca aveva 78 anni, obiettivo delle minacce

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Prima la foto su Facebook, poi le richieste di denaro in cambio del silenzio riguardo a presunte violenze sessuali ai danni di una bimba di dieci anni e infine le botte.
Il Tribunale di Trapani, presieduto dal giudice Daniela Troja, ha condannato tre persone per tentata estorsione, danneggiamento e lesioni nei confronti di un anziano maestro di musica: un uomo di 28 anni è stato condannato a 2 anni, uno 26 anni a un anno e 5 mesi, una donna di 31 a un anno e 8 mesi. Assolta la madre della piccola.
I fatti sono accaduti nel gennaio 2013 e il procedimento è scaturito dalle denunce dell’uomo, che all’epoca aveva 78 anni, obiettivo delle minacce. L’accusa è stata rappresentata dal pm Franco Belvisi. “Un’amica comune con i genitori della bimba a cui davo ripetizioni di musica – denunciò l’anziano – disse che girava voce che io avevo abusato della figlia di dieci anni. Contattai la madre chiedendo chiarimenti, ma lei mi rassicurò dicendo che la bambina si era sbagliata”.
Lo stesso giorno la donna pubblicò una foto su Facebook in cui l’uomo l’abbracciava e baciava in fronte, tenendo il braccio sinistro sulle spalle della bambina, corredato da un post in cui si chiariva come non ci fosse “nessun problema”. Nel giro di poche ore in casa dell’uomo si presentarono, però, i genitori della bimba e altre quattro persone. Una di loro lo insultò dandogli “del pedofilo e del porcone”, poi gli mostrarono la bimba che dopo essere stata “strattonata”, sarebbe stata obbligata a parlare.
Durante l’interrogatorio l’uomo ha riferito che “alla mia richiesta di cosa gli avessi fatto, in quale luogo e in quale periodo, la bambina più volte si girava a guardare la madre e la cognata e, dietro le espressioni che assumevano le due donne, la stessa rispondeva a tono”. Lo minacciarono di “evirarlo e ammazzarlo”, aggiungendo che l’unica alternativa era pagare un “risarcimento” dai tre ai cinque mila euro. Al suo rifiuto fu aggredito. L’uomo in seguito fu denunciato dai familiari della bimba e il Tribunale di Trapani dopo una parziale ammissione (“l’ho baciata qui, sulla guancia”, disse) lo condannò a 5 anni e 3 mesi per violenze.
La condanna fu confermata dalla Corte d’Appello e per questi fatti si trova rinchiuso nel carcere di San Giuliano. (AGI)