Trattativa Stato-mafia, Berlusconi si avvale della facoltà di non rispondere

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L’ex premier Silvio Berlusconi, citato come teste assistito davanti alla Corte d’Assise d’Appello che celebra il processo di secondo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex presidente del Consiglio ha negato anche il permesso di farsi riprendere e fotografare in aula.

Silvio Berlusconi, assistito dagli avvocati Nicolò Ghedini e Franco Coppi, si è seduto per pochi minuti sullo scranno riservato ai testimoni e ha detto alla Corte: “Su indicazione dei miei legali intendo avvalermi della facoltà di non rispondere”, poi ha lasciato l’aula e si è allontanato con il corteo di auto blu. La deposizione era stata richiesta dalla difesa di Marcello Dell’Utri, istanza poi sostenuta anche dall’accusa.

Appena entrato in aula i giudici gli avevano illustrato le prerogative garantitegli dallo status di teste assistito, status determinato dal fatto che a suo carico pende una inchiesta a Firenze sulle stragi del ’93, quindi su fatti “probatoriamente collegati” a quelli oggetto del processo “trattativa”. La corte, dunque, ha preliminarmente avvertito l’ex premier della possibilità di non rispondere precisando, inoltre, che qualora avesse risposto avrebbe assunto “l’ufficio di testimone”, quindi avrebbe dovuto dire la verità.

In precedenza i giudici avevano rigettato la richiesta della difesa di Marcello Dell’Utri di potere visionare un filmato con le dichiarazioni che l’ex premier ha rilasciato nel corso di una conferenza stampa in diretta su Rainews, il 20 aprile 2018, dopo la sentenza di primo grado del processo trattativa. La corte ha disposto la trascrizione del contenuto dell’intervista per facilitarne la consultazione delle parti. In quell’occasione Berlusconi disse: “Il Governo Berlusconi non ha mai ricevuto nessuna minaccia dalla mafia e dai suoi rappresentanti”. La procura generale si era opposta alla visione in aula: “Questo non è uno studio televisivo”.