Trattativa Stato-mafia, un pentito rivela: “Mangano ci assicurò l’aiuto di Berlusconi”

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Nuove accuse mosse da un pentito di mafia a Silvio Berlusconi. Questa volta è stato Francesco La Marca, ascoltato dai giudici in videoconferenza nell’ambito del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, a riferire di presunti accordi tra il Cavaliere e cosa nostra.

“Vittorio Mangano tornò da Milano tutto contento, tra febbraio e marzo 1994. Mi disse che era tutto a posto e che se fosse salito Berlusconi sarebbe stata modificata la legge sul carcere duro, il 41 bis, quella sui pentiti e sul sequestro dei beni. Non so con chi parlò, se con Berlusconi o con altri. Ma Vittorio Mangano (nella foto) portò l’ordine di votare in massa Forza Italia alle elezioni politiche” – ha detto l’ex sicario della famiglia di Porta Nuova  reo confesso di diversi omicidi. Secondo La Marca, che ha risposto alle domande del pm Francesco Del Bene in aula con il collega Roberto Tartaglia, già a cavallo degli anni ’70 e ’80 aveva sentito parlare di Vittorio Mangano: “Era stato il sotto capo di Porta Nuova, Gianni Lipari, – ha detto – che parlando di Mangano mi disse: vedi questo qui? Lo hanno messi lì per guardare i figli di Berlusconi, per far vedere che Berlusconi era ‘guardato’ dagli amici”. Il processo è stato rinviato al 24 e 25 settembre prossimi.