Trattativa tra gli 007 italiani e il capo degli scafisti libici, e c’era il governo Gentiloni

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trattativa tra gli 007 italiani e il boss libico

Una trattativa tra gli 007 italiani e un libico accusato di essere a capo di una delle più grosse organizzazioni di trafficanti di esseri umani, al centro di un intrigo internazionale. Si chiama Abd al-Rahman al-Milad – il famigerato “Bija” accusato dall’Onu di essere uno dei più efferati trafficanti di uomini in Libia, il boss degli scafisti che avrebbe trattato con uomini dei servizi segreti italiani.

Padrone della vita e della morte nei campi di prigionia, autore di sparatorie in mare, sospettato di aver fatto affogare decine di persone, ritenuto a capo di una vera cupola mafiosa ramificata in ogni settore politico ed economico dell’area di Zawyah – “Bija” partecipò l’11 maggio 2017 nel Cara di Mineo ad un vertice tra gli 007 di Roma e una delegazione di Tripoli in cui l’Italia negoziò con le autorità libiche il blocco delle partenze di profughi e migranti. Era l’epoca del governo Gentiloni con i piddini Marco Minniti ministro dell’Interno e Roberta Pinotti ministro della Difesa.

Lo scoop è del giornalista Nello Scavo ed è pubblicato dal quotidiano Avvenire in prima pagina, con alcune immagini che documentano la presenza di Abd al-Rahman al-Milad in Sicilia. In quell’occasione “Bija” – che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ritenne nel 2017 con “altri membri della Guardia costiera direttamente coinvolti nell’affondamento di imbarcazioni migranti utilizzando armi da fuoco” – viene accompagnato in Italia e presentato come “uno dei comandanti della Guardia costiera della Libia”.

Come racconta la fonte di Avvenire, all’incontro i libici in modo neanche troppo diplomatico “fanno capire che in fondo il ‘modello Mineo’ si può esportare in Libia e che l’Italia potrebbe finanziare la realizzazione di strutture per migranti in tutto il Paese, risparmiandosi denaro e problemi”. Da lì a poco parte l’assedio alle Ong e vengono annunciati interventi dell’Italia e dell’Europa per aprire campi di raccolta nel Paese nordafricano.

La notizia ha aperto il fronte delle polemiche, soprattutto alla sinistra del nuovo governo Conte. “La straordinaria inchiesta di Nello Scavo rivela uno scenario tanto clamoroso quanto grave. La collaborazione che emerge tra il nostro governo e uno dei peggiori esponenti di quella criminalità libica che in questi anni è alla testa di una organizzazione dedita tanto al traffico di esseri umani che alla loro cattura, responsabile di torture e violenze indicibili, è assolutamente scandalosa – tuona Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu – . Per questo – prosegue – oltre a presentare nelle prossime ore ogni strumento di indagine parlamentare per chiedere al governo di fare luce sui fatti, torniamo a porre la necessità, a questo punto non rinviabile, di istituire una Commissione di Inchiesta Parlamentare su tutte le vicende che circondano questa vergognosa pagina della nostra storia recente”.

Polemiche via Twitter anche da Matteo Orfini, deputato Pd e dall’ex tuta bianca Luca Casarini, ora impegnato con la Ong “Mediterranea”.