Tutti i beni confiscati dalla guardia di Finanza ad Ezio Brancato

0
67

Ezio Brancato era socio di sei società facenti capo al cosiddetto “Gruppo gas” con sede a Palermo, ritenute, come accertato dalle indagini nel tempo eseguite, sotto il controllo Vito Ciancimino e Bernardo Provenzano.

E’ quanto accertato dagli inquirenti che hanno poi fatto scattare la confisca di beni per 40 milioni di euro. Le dichiazioni dei pentiti e i riscontri riguardanti le imprese interessate hanno evidenziato la contiguità di Brancato e dei suoi eredi a cosa nostra, attraverso le partecipazioni detenute nel Gruppo Gas. In particolare, i diversi collaboratori di giustizia hanno riferito che il “Gruppo Gas” era un’espressione dell’ex sindaco mafioso di Palermo, don Vito, il quale era – scrivono i giudici del Tribunale – “l’interfaccia di Riina e Provenzano”.

La gestione mafiosa da parte degli eredi “deve considerarsi decisiva” affinché alle imprese potesse attribuirsi il valore di vendita poi concordato con gli spagnoli della Gas Natural. Analoghe risultanze investigative avevano determinato il sequestro dei beni nella disponibilità di Massimo Ciancimino (figlio di Vito), considerati proventi della cessione delle quote del Gruppo Gas intestate al prestanome Gianni Lapis (socio storico di Ezio Brancato), avendo ritenuto che la costituzione e gestione delle società del Gruppo Gas in passato, abbia rappresentato interessi di natura mafiosa.

Il frutto della maxi operazione di vendita delle società del Gas è stato quindi reinvestito in società, mobilità finanziare, ma soprattutto in immobili di grande pregio a Palermo (fra i quali spiccano un intero palazzo con vista sul Teatro Massimo, un attico sul Giardino Inglese, ed altri in via Dante o in zona Notarbartolo), in Sardegna (in Costa Smeralda nella nota Cala del Faro ad Arzachena) e all’estero.

Inoltre il lavoro di ricostruzione dei flussi finanziari ha consentito di individuare il patrimonio della famiglia Brancato in Spagna e quello illecitamente detenuto nel Principato di Andorra, Paese con il quale è stata avviata dallo stesso procuratore di Palermo una cooperazione giudiziaria che ha aperto per la prima volta alla collaborazione attiva con l’Italia.

Sono stati pertanto rinvenuti, celati nei caveau delle banche pirenaiche, intestati a terze persone e società di comodo, rapporti bancari e cassette di sicurezza che contenevano decine di preziosi monili e migliaia di euro in contanti. La stima del valore dei beni complessivamente confiscati, allo stato ancora in corso di definizione, ammonta ad oltre 40 milioni di euro e riguarda 6 aziende commerciali con sede in Italia e Spagna; 5 quote societarie detenute da società italiane; 59 immobili di pregio situati sul territorio italiano (a Palermo e in Costa Smeralda) e spagnolo (Barcellona); 4 autovetture; un motoveicolo;118 rapporti finanziari detenuti in Italia, Spagna e Principato di Andorra; crediti e contante.