Un giallo di 94 anni fa, mistero sulla morte a Palermo di Costantino re di Grecia

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Sono trascorsi ben 94 lunghissimi anni, ma il mistero rimane. Eccome. Se le pareti potessero parlare! La verità, quando ci si imbatte in un giallo, in un mistero, come spesso accade, sta sempre da un’altra parte. Con le moderne tecniche investigative e, soprattutto, di medicina legale, si potrebbe sicuramente riaprire il caso.

«Nostro padre è stato ucciso, non abbiamo dubbi». Ad avvalorare questa tesi sono Irene e Caterina, le figlie di re Costantino I di Grecia, pochi minuti dopo che il sovrano ellenico ha esalato l’ultimo respiro nell’ampia suite del Grand Hotel Villa Igiea di Palermo.

Era l’11 gennaio 1923, un giovedì plumbeo e nell’elegante albergo dell’Arenella, frequentato da imperatori, re, principi e magnati di tutto il mondo, si spegneva all’età di 55 anni, il re greco che aveva abdicato già due volte. Il sovrano aveva deciso di trascorrere il suo esilio nella capitale dell’Isola. Era arrivato in città nell’ottobre del 1922.

Soffriva di arteriosclerosi e di nefrite, patologie curate, per l’occasione del suo soggiorno, dal noto clinico palermitano prof. Liborio Giuffrè, assiduo frequentatore di Villa Igiea e di cui il sovrano greco aveva una stima ed una fiducia incommensurabile.

Quella mattina Costantino stava preparandosi per raggiungere Napoli dove sarebbe stato ospite del Duca di Aosta nella villa di Capodimonte e da dove avrebbe poi proseguito per Firenze per incontrarsi con Vittorio Emanuele III quando, improvvisamente, dopo avere sorseggiato un bicchiere di acqua e limone, barcollò e perse i sensi. Accanto a lui la consorte, regina Sofia, sorella del Kaiser Guglielmo II e le figlie, le principesse Caterina ed Irene. La signora Kolp, una delle governanti che accompagnava i sovrani nell’esilio palermitano avvertì il direttore del Grand Hotel, il conte Galanti che precipitosamente contattò il professore Giuffrè che quel giorno, si trovava per caso a Villa Igiea in compagnia del collega Nicola Lojacono. I due medici salirono nell’appartamento privato del re e constatarono immediatamente le gravissime condizioni del sovrano. Tentarono tutte le manovre per poter rianimarlo. Il prof. Giuffrè praticò anche la respirazione artificiale “bocca a bocca”. Ma fu tutto vano. Dopo due ore di agonia, Costantino I re di Grecia, ma in esilio a Palermo, chiuse i suoi occhi senza poter più rivedere la sua Atene e soprattutto lontano dal suo popolo. Il sogno della “Megali Hellas” era finito per sempre.

Il certificato di morte, che siamo riusciti a leggere, perché ancora oggi custodito all’Anagrafe del Comune di Palermo, venne redatto dai due illustri clinici, dopo le formalità burocratiche. Recita: «Costantino di Sanderburg, figlio di re Giorgio I di Grecia e di Olga di Russia, morto a Palermo l’11 gennaio 1923 a causa di una commozione cerebrale». Motivazione che non venne assolutamente accettata dalle due figlie del sovrano, Irene e Caterina che dichiararono che il loro padre era stato ucciso. Quasi a volere ricordare quanto avvenuto nel 1913, quando Giorgio I, padre di Costantino venne assassinato.

Quanti erano a quell’ora nella stanza del sovrano, raccontarono che il sovrano di buon’ora si era alzato dal letto e non appena mise i piedi per terra e bevuto un bicchiere di acqua fresca col succo di limone e dopo aver fatto pochi passi, iniziò a vacillare. Trasportato nuovamente sul letto cominciò a rantolare. Cosa accadde veramente quella mattina? Cosa provocò il malessere? Può essere plausibile un avvelenamento, così come sospettarono la regina Sofia e le due figlie? Chi poteva eliminare proprio a Palermo il re esule di Grecia? Ci furono alcuni che immediatamente dopo la scomparsa di Costantino pensarono a dei seguaci del primo ministro di Atene Eleftherios Vinizelos che il sovrano nel 1915 aveva costretto a dimettersi dall’incarico.

Un’ultima curiosità. Re Costantino non avrebbe mai voluto più tornare nella sua patria. A confermarlo è una intervista che rilasciò il 23 novembre 1922, a Villa Igiea alla giornalista e scrittrice americana Luise Bryant. Raccontò: «A Palermo sto bene. Il clima è ottimo, il mare è stupendo. Ho tanti amici, quindi non ho alcuna intenzione di tornare ad Atene, tanto meno di presentarmi al tribunale che processa i responsabili del disastro di Anatolia». Un ultimo particolare, da non sottovalutare, è quello legato al ritratto che venne realizzato prima che venisse composto il corpo di re Costantino. A realizzarlo venne chiamato a Villa Igiea l’artista palermitano Giuseppe Rosselli. Anni dopo il ritrattista raccontò, forse ricordando lo sfogo delle figlie del sovrano: «Eseguii il ritratto funebre del sovrano. Ricordo che mi fece impressione quella macchia larga rosso scuro sottocutanea dietro l’orecchio destro e che gli interessava anche il collo. Un evidente segno che mi insospettì e non poco. Del disegno, feci poi subito un rapido schizzo senza farmi scoprire dal seguito del sovrano che poi corredò la corrispondenza di Ettore Savagnone per il “Giornale d’Italia” di Bergamini. Il mio schizzo fece il giro del mondo anche grazie alle altre corrispondenze giornalistiche dell’epoca».