Un premio letterario dedicato a Bent Parodi fra esoterismo e letteratura

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L’anno in corso, il 45° della nascita della Fondazione Piccolo, copioso di eventi forieri di grandi speranze, sarà ricordato anche per l’istituzione del Premio Letterario intitolato a Bent Parodi di Belsito. Nella frescura di fine agosto, il parco della Famiglia Piccolo, alcuni giorni fa, ha ospitato un ricordo del “duca”, il giornalista Bent che già a diciotto anni scriveva sulle pagine del Giornale di Sicilia, e che per venticinque ha presieduto il consiglio di amministrazione della Fondazione stessa. 

Gli innumerevoli interessi coltivati dall’aristocratico Bent Parodi, hanno radici nella famiglia in cui nacque. Era nato a Copenaghen dal duca Ugo Parodi Giusino di Belsito, che era stato podestà di Palermo, deputato al Parlamento, generale di divisione, ed apparteneva ad una nobile famiglia ligure, stabilitasi nel capoluogo siciliano nel 1850.La nonna paterna era la principessa Elisabetta Valguarnera Niscemi, gli inculcò l’amore per la natura approfondito dalle frequentazioni estive con il principe Raniero Alliata di Pietratagliata,in età giovanile. La madre di Bent Parodi era invece danese, Tove Holmed apparteneva ad una famiglia di ristoratori benestanti; il nonno paterno era affiliato alla massoneria danese, studioso di arti esoteriche. Individuare l’ambiente in cui si sviluppò la personalità dell’intellettuale Bent è il primo passo per cercare di parlare di lui e motivare la difficoltà nella scelta di aggettivi o sostantivi atti a descriverlo.

Alcuni aneddoti raccontati durante l’incontro, hanno fatto emergere vizi e virtù del suo essere uomo, e se per difetti s’intende l’esagerazione dei pregi, è più semplice ricostruire la sua figura. Personalmente lo ricordo altero e meditabondo, in compagnia della pipa e dei suoi ragionamenti. Cultore del bello, del giusto, del legale, del sociale. Da qui la predisposizione a non isolarsi, bensì al cercare un contatto con la gente per confrontarsi sui temi a lui cari, quali quelli legati alla storia delle religioni orientali e occidentali, ai miti e alle sue idee su “aristocrazia dello spirito” ed “esoterismo sociale”. Pur proteggendo la sfera privata ed intima, amava quindi comunicare, intavolare discussioni alla portata dell’interlocutore, fosse esso un letterato par suo o un uomo del popolo. Non sbaglierei se lo definissi come un aristocratico alla ricerca di sé attraverso il dialogo con la gente comune. Perchè Bent Parodi costruisce il suo sapere sulla semplicità del motto socratico “conosci te stesso” che lo conduce al confronto continuo con tutto ciò che è fuori da lui, che è del mondo, e che di volta in volta può contribuire alla trasformazione di sé verso una crescita. Chi ha sete di conoscenza mette in discussione ogni cosa e non si accontenta di risposte comode alla coscienza. L’intelligenza di Bent era nell’umiltà con cui si relazionava con chiunque, fosse un giardiniere o un nobile. Egli mostrava la stessa intensità di attenzione e di rispetto verso l’altro, chiunque esso fosse.

Se fosse vissuto ai tempi di Socrate, sarebbe potuto essere un altro Platone, chissà! “Conosci te stesso”, era quello il motto da cui prendeva il via ogni percorso di vita e di conoscenza. Avrebbe gradito, ne sono certa, che spiegassi con tali parole il concetto di “esoterismo sociale”, per farsì che ogni lettore ne comprendesse il senso. Bent era un intellettuale sociale quando dava input di riflessioni. Forse in questo aspetto della sua personalità va spiegato il legame con la Massoneria, vista essa come un’associazione aconfessionale e apartitica, in cui gli affiliati cercano insieme delle risposte senza incorrere in preconcetti o coercizioni culturali. Immaginiamolo in un coacervo di contraddizioni in cui tesse un equilibrio che lo conduca in una vita il più normale possibile, dove invece tutto ciòche lo circonda è eccezionale. Non amava il suo corpo, che con l’età era acciaccato da più malanni. Non lo amava perché lo distoglieva dai pensieri sull’anima.

La moglie Anna Maria Corradini, al termine della serata, mentre il tramonto filtrava tra i rami, preludio alla notte che sopraggiunge, ringraziava i convenuti, annunciando il nome del presidente della Giuria del premio: il professore di filosofia Claudio Bonvecchio dell’Università dell’Insubria a Pavia, anche lui affiliato al Grande Oriente d’Italia.

Le modalità ed i termini per partecipare al concorso letterario saranno pubblicati entro il 30 settembre sul sito della Fondazione di Villa Piccolo e dal 15 ottobre al 15 gennaio sarà possibile presentare opere inedite di saggistica e narrativa sui temi cari a Bent Parodi. I vincitori delle due sezioni avranno diritto a pubblicare la propria opera nelle collane Tipheret della Bonanno editore. La premiazione si svolgerà a fine Maggio 2016 sempre nei saloni della Fondazione, dove presto sarà allestita una biblioteca con i libri di “Tradizione e Mito” appartenuti a Bent Parodi, donati dalla moglie.