I whatsapp di Calaiò e Ceravolo possono mandare il Palermo in A

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I whatsapp di Calaiò e Ceravolo potrebbero mandare in A il Palermo, nonostante la sconfitta di Frosinone. La promozione del Parma nella massima serie, infatti, è seriamente a rischio. La società emiliana è stata deferita per responsabilità oggettiva insieme ai propri giocatori  Emanuele Calaiò e Fabio Ceravolo con l’accusa di tentato illecito sportivo in merito alla partita Spezia-Parma dell’ultimo campionato di Serie B.

Ai ducali è stato consegnato l’avviso di conclusione delle indagini, entro una decina di giorni, il club emiliano e i suoi due tesserati andranno a processo presso il Tribunale Federale, il primo grado di giustizia sportiva. Se il tentativo di illecito sarà accertato, il Parma rischia una penalizzazione in termini di punti che dovrà essere scontata nella stagione in corso e che modificherebbe l’ultima classifica del campionato di Serie B facendo rientrare in gioco proprio il Palermo.

D’altronde l’inchiesta riguarda una partita importante per la promozione dei parmensi, la gara Spezia-Parma del 18 maggio scorso terminata 2-0 per gli emiliani. Grazie a quel successo ed al contemporaneo pareggio del Frosinone, il Parma ottenne la promozione in serie A.

A fare scattare l’indagine federale, un episodio verificatosi nei giorni precedenti la sfida. Emanuele Calaiò e Fabio Ceravolo mandarono, rispettivamente, due ed un messaggio whatsapp a due giocatori dello Spezia, Filippo De Col e Alberto Masi.

“Non ci spaccare le gambe…”. A questi messaggi i due giocatori dello Spezia non hanno risposto, ma hanno subito informato la società e la procura federale. Secondo l’accusa i due messaggi inviterebbero la difesa spezzina a non mettere troppo agonismo nel match spingendo anche sulle differenti motivazioni di classifica.

Per il club è scattata la responsabilità oggettiva, richiamando l’articolo 7 del codice di giustizia sportiva della Figc. Il codice non fa alcuna differenza tra un illecito consumato ed un illecito solo tentato. L’articolo 7 recita: “Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica costituisce illecito sportivo”.

Insieme alla gestione del match Frosinone-Palermo, questo episodio è la spia di un calcio profondamente malato sul quale bisogna intervenire con decisione prima che la disaffezione del pubblico e l’impoverimento tecnico facciano retrocedere ulteriormente il calcio italiano.