Vieste: il bambino che scoprì l’arte intingendo i baffi di un gatto nella salsa di pomodoro

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A Vieste, quando si entra nella bottega artigianale “Lithos” si resta subito affascinati e avvinti da un alone di magia. Nel laboratorio, in attività dal 1996, dove viene lavorata la cosiddetta pietra leccese, si è accolti calorosamente da Carlo e Raffaele Gentile, padre e figlio, che subito mostrano ai visitatori le loro opere ispirate alle antichissime stele daunie risalenti al VII-VI secolo a.C. e che sono custodite nel museo di Manfredonia.

Qui si creano anche elementi per decorazioni architettoniche e monili in alabastro. E mentre ci guardiamo attorno con curiosità, Carlo preso da un momento di ispirazione, comincia a lisciare un piccolo blocco, e così una nuova creazione prende pian piano forma sotto gli occhi di chi guarda; e intanto racconta di quando, bambino di 6-7 anni, rimase incantato dai disegni realizzati da alcuni madonnari giunti a Vieste. Il piccolo Carlo, tornando a casa, dopo aver visto all’opera quegli artisti di strada, avrebbe voluto cimentarsi anche lui con colori e pennelli, ma i suoi genitori erano poveri e lui non sapeva come procurarsi l’occorrente per provare a dipingere, così aguzzò l’ingegno: tagliò le vibrisse al povero gatto di famiglia e con queste si costruì un rudimentale pennello, poi prese un barattolo di salsa di pomodoro e l’adoperò come se fosse vernice.

Ma, ci tiene a precisare Carlo, adesso convinto animalista, quella marachella non provocò danni permanenti al micio e non vi furono ulteriori tentativi di usare in modo improprio i baffi del felino, soprattutto dopo gli aspri rimproveri paterni. La scoperta della scultura, per Carlo bambino, arrivò qualche tempo dopo quando rubò martello e scalpello ad uno dei fratelli maggiori che faceva il muratore, per creare la sua prima opera in pietra. Fu così che Carlo Gentile si rese conto di essere pervaso dal sacro fuoco dell’arte, che da allora non l’ha mai abbandonato, tanto che adesso non riesce neppure ad immaginarsi in pensione, poiché considera il suo, non un mestiere, ma una vera e propria passione.

E Raffaele spiega di restare egli stesso ancora sbalordito dall’abilità paterna e dalla sua innata manualità nel far sì che un banale blocco inanimato quasi prenda vita, trasformandosi in una figura umana, in un animale o in un oggetto d’arredo. “Lithos” è l’unica bottega di questo genere in paese e non ci sono oltre ai Gentile altri artigiani che abbiano preso in considerazione la lavorazione della morbida e chiara pietra calcarea, risalente al periodo miocenico. Ma Carlo spesso nel suo laboratorio ospita intere scolaresche, nella speranza che un altro bambino, come accaduto a lui tanto tempo fa, possa vedere oltre l’essenza di una banale pietra e immaginare un mondo da creare con la fantasia.