Voto di scambio: assolti in appello l’ex senatore del Pd Nino Papania

0
27

La prima sezione della Corte d’appello di Palermo ha assolto dall’accusa di voto di scambio l’ex senatore del Pd Nino Papania, di Alcamo, il suo collaboratore Francesco Massimiliano Ciccia e l’agricoltore Filippo Renda, tutti condannati in primo grado a 8 mesi, con la condizionale, dal Gup di Trapani Lucia Fontana.

La sentenza impugnata risaliva al 21 aprile 2016. Il collegio presieduto da Maria Elena Gamberini ha dichiarato inammissibile l’appello della Procura, che aveva chiesto di condannare gli imputati anche per associazione a delinquere.

Papania e gli altri due sono stati scagionati per non aver commesso il fatto: confermate invece le condanne di primo grado, a 6 mesi, per le altre due persone coinvolte. Colpevoli erano e sono stati dichiarati così, sempre con la sospensione condizionale e con il rito abbreviato, l’operaio Giuseppe Bambina e il geometra Giuseppe Galbo.

I giudici hanno anche riconosciuto un simbolico risarcimento del danno alle numerose parti civili, eccetto quelle costituite contro i tre assolti. Secondo l’accusa, tutti gli imputati si sarebbero adoperati in maniera illecita e all’insaputa del diretto interessato, per far crescere – alle elezioni amministrative del 2012 – i consensi a favore dello schieramento che appoggiava il candidato sindaco Sebastiano Bonventre.

Papania e Ciccia erano stati chiamati a rispondere pure di concorso esterno nell’associazione a delinquere finalizzata al voto di scambio, ma questa contestazione era caduta già davanti al gup. Bonventre, all’epoca appoggiato da Papania e dal suo entourage, prevalse per soli 39 voti di scarto sull’antagonista appartenente a un movimento civico, Nicolò Solina.

Di recente, in un altro processo, concluso il 20 marzo scorso, sempre a Trapani, Papania è stato condannato a un anno in un filone scaturito dall’altro processo: Papania e Ciccia avrebbero creato cioè una sorta di rete di “connivenze” per la compravendita di voti, attraverso la promessa di posti di lavoro e la consegna di derrate alimentari per il tramite di un’associazione onlus. Papania quattro mesi fa fu condannato però solo per aver promesso posti di lavoro, mentre non aveva retto l’accusa relativa alla consegna di alimenti. Ciccia era stato del tutto assolto. (AGI)