Voto di scambio, Salvino Caputo respinge le accuse: “Non ho mai ingannato i miei elettori”

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Salvino Caputo non ingannò

“Non ho mai ingannato i miei elettori”. Si è difeso così, davanti al gip del Tribunale di Termini Imerese, Salvino Caputo, l’ex deputato regionale siciliano, leader di Noi con Salvini, arrestato due giorni fa per attentato contro i diritti politici del cittadino nell’ambito dell’inchiesta per voto di scambio che ha portato ai domiciliari anche il fratello Mario Caputo e Benito Vercio.

L’ex parlamentare è stato interrogato per oltre due ore dal gip, respingendo tutte le accuse. Secondo l’accusa, Caputo avrebbe “attivato una serie di meccanismi volti a trarre in inganno l’elettorato”.

”In particolare – dicono i pm – sia i manifesti elettorali che i volantini distribuiti recitavano solo il cognome del candidato “Caputo” (omettendo qualsiasi fotografia) e, nella lista, Mario Caputo aveva fatto aggiungere il proprio falso appellativo “detto Salvino”, con il quale era invece conosciuto l’incandidabile fratello Salvatore”. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore capo di Termini Imerese Ambrogio Cartosio.

I fratelli Caputo, secondo gli investigatori, avrebbero indotto con l’inganno gli elettori all’esercizio del loro diritto politico. In particolare, avrebbero fatto in modo che, a fronte della candidatura all’Ars di Mario, gli elettori pensassero che il proprio voto servisse a sostenere la candidatura del fratello Salvino, più noto, politico di lungo corso ma che era però incandidabile ai sensi della Legge Severino.

Salvino Caputo, difeso dagli avvocato Raffaele Bonsignore e Francesca Fucaloro, ha spiegato al gip di avere ricevuto “pressioni” dai leader del partito Noi con Salvini per candidare un parente.

“Dopo la notizia della mia incandidabilità – dice ai giudici – ho vissuto un momento di smarrimento. Così, è nata l’idea di scrivere il nome “detto Salvino” sul facsimile, ma ho sempre fatto campagna elettorale dicendo che il candidato era mio fratello”. E per avvalorare questa tesi i legali hanno presentato al gip materiale fotografico e video, in cui si vede Caputo che fa i comizi dicendo agli elettori di votare per il fratello Mario. Ha parlato anche del deputato Alessandro Pagano, per il quale la Procura ha chiesto l”utilizzo delle intercettazioni telefoniche, dicendo che il parlamentare leghista gli ha chiesto di candidare un parente “per non disperdere il pacchetto di voti”. Proprio come emerge da una intercettazione telefonica tra i due.

Anche il fratello, Mario Caputo, si è difeso davanti al gip, e respingendo ogni accusa. “Ho fatto scrivere “detto Salvino” – ha detto al magistrato – perché alle elezioni amministrative di Monreale non fui eletto per pochissimi voti e diversi voti furono annullati perché gli elettori avevano scritto “Salvino Caputo” e non “Mario Caputo”. Anche qui i suoi legali, gli avvocato Raffaele Bonsignore e Francesca Fucaloro, hanno prodotto dei video e delle foto, oltre la fattura dei facsimile su cui si leggeva il nome “Mario Caputo” e non “Salvino”.

“Era solo stato scritto sulla lista per urne – ha spiegato – ma non era sui facsimile o sui manifesti”. Poi ha anche ricordato due intercettazioni, del primo e del 10 ottobre scorsi, in cui diceva al fratello: “Salvino, dobbiamo dirlo a tutti che il candidato sono io”. “Non ho ingannato gli elettori”, ha detto anche Mario Caputo, come anche il fratello Salvino Caputo. i legali presenteranno nei prossimi giorni ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione dei due fratelli, che sono ai domiciliari. (AdnKronos)